di Carlo Longo

L’avvertimento arriva dal capo della difesa svedese, mentre crescono le tensioni nella regione e si intensificano le attività militari

La Russia potrebbe tentare un’azione mirata nel Mar Baltico per sondare la tenuta politica e militare della Nato. È lo scenario delineato dal generale Michael Claesson, capo di Stato maggiore della difesa svedese, secondo cui un’occupazione rapida di un’isola rappresenterebbe una mossa a basso costo militare ma ad alto impatto strategico.

In un’intervista al Times, Claesson ha sottolineato come un’operazione di questo tipo non richiederebbe un dispiegamento su larga scala: basterebbe un intervento limitato per lanciare un segnale e osservare la reazione dell’Alleanza. Un test, in sostanza, per verificare eventuali divisioni interne, in un contesto reso più incerto dalle posizioni altalenanti degli Stati Uniti nei confronti dei partner europei.

L’attenzione degli strateghi occidentali si concentra sempre più sul Baltico, considerato un potenziale punto di frizione. Negli ultimi mesi, la presenza russa nell’area si è fatta più visibile, con navi militari impegnate a scortare unità commerciali legate alla cosiddetta “flotta ombra”. Parallelamente, la Nato ha intensificato esercitazioni mirate a simulare possibili sbarchi su isole strategiche come Gotland, Bornholm e gli arcipelaghi estoni.

Tuttavia, come osserva Claesson, il numero di isole nella regione è estremamente elevato, il che renderebbe difficile prevedere l’obiettivo di un’eventuale azione russa. Proprio questa imprevedibilità rappresenterebbe un vantaggio tattico per Mosca.

Il generale svedese ha inoltre evidenziato come una possibile conclusione del conflitto in Ucraina potrebbe liberare risorse militari russe, consentendo un rafforzamento del dispositivo sul fianco orientale della Nato. In questo scenario, non si può escludere – ha aggiunto – una strategia più ampia volta a recuperare influenza geopolitica su scala regionale.

Le tensioni nel Baltico non sono solo teoriche. Episodi recenti, come l’intercettazione di un drone russo vicino a unità militari occidentali o l’aumento delle attività della flotta russa, indicano un progressivo innalzamento del livello di rischio. Anche la Svezia, entrata ufficialmente nella Nato nel 2024, ha rafforzato le operazioni di controllo marittimo, con diverse ispezioni a navi sospettate di eludere le sanzioni.

Oltre alla dimensione militare, resta centrale anche quella ambientale: secondo Claesson, l’impiego di navi in condizioni precarie e con equipaggi poco preparati rappresenta una minaccia concreta per l’ecosistema del Baltico.

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