di Redazione
Critiche da opposizioni e organismi forensi, che parlano di rischio per l’indipendenza della professione e per i diritti fondamentali
Nel dibattito acceso sul nuovo decreto sicurezza promosso dal governo, emerge una disposizione rimasta inizialmente in secondo piano ma destinata a suscitare forti reazioni. Si tratta della previsione di un incentivo economico per gli avvocati che seguono cittadini stranieri nelle procedure di rimpatrio volontario assistito, nel caso in cui queste si concludano positivamente.
Il rimpatrio volontario assistito è uno strumento già previsto dalle politiche migratorie italiane, che consente ai migranti di rientrare nel proprio Paese con il supporto logistico ed economico dello Stato. La novità introdotta dal decreto riguarda però il ruolo dei legali: il compenso aggiuntivo, legato all’esito della pratica, viene interpretato da molti come un possibile elemento di pressione sull’attività difensiva.
La norma, inserita tramite l’emendamento 30-bis, non specifica l’entità precisa del premio, ma stabilisce che sia equivalente al contributo riconosciuto al migrante per le prime necessità. Secondo alcune stime, la cifra potrebbe aggirarsi intorno ai 600 euro per ciascun rimpatrio.
Le reazioni non si sono fatte attendere. Organismi rappresentativi dell’avvocatura e numerosi giuristi hanno espresso preoccupazione per una misura ritenuta in contrasto con i principi di autonomia e indipendenza della professione legale, oltre che con le garanzie del giusto processo. Il Consiglio nazionale forense ha preso le distanze, affermando di non essere stato coinvolto e chiedendo di essere escluso da qualsiasi ruolo nell’erogazione dei compensi.
Critico anche l’Organismo congressuale forense, che ha proclamato lo stato di agitazione, mentre l’Unione delle camere penali ha definito la norma incompatibile con i principi costituzionali e deontologici: secondo i penalisti, l’avvocato non può essere incentivato economicamente a ottenere un risultato in linea con gli obiettivi dello Stato.
Sul piano politico, le opposizioni accusano il governo di voler orientare indirettamente l’operato dei legali per sostenere una linea più restrittiva sull’immigrazione. Viene inoltre contestato il metodo: il decreto-legge, già in vigore, deve essere convertito entro tempi stretti e lascia poco spazio a modifiche sostanziali, nonostante la presenza di disposizioni controverse. Dopo il via libera del Senato, il testo è atteso alla Camera per l’approvazione definitiva.
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L’articolo Decreto sicurezza, polemica sul bonus agli avvocati per i rimpatri volontari proviene da Associated Medias.

