di Ennio Bassi

L’Ocse, intanto, segnala che il rincaro dell’energia continuerà a pesare sulla crescita economica e sui redditi reali

L’Unione europea apre alla richiesta avanzata dall’Italia per ottenere maggiore flessibilità di bilancio destinata a contrastare gli effetti dell’aumento dei costi energetici. La decisione è arrivata nell’ambito delle raccomandazioni del Semestre europeo, accompagnata però da una serie di osservazioni rivolte al governo italiano su diversi fronti economici e sociali.

La Commissione europea propone infatti di estendere la clausola nazionale di salvaguardia, originariamente prevista per la difesa, anche agli investimenti finalizzati a rafforzare la sicurezza e la resilienza energetica. Il meccanismo consentirebbe agli Stati membri di utilizzare fino allo 0,3% del Pil all’anno tra il 2026 e il 2028, con un tetto complessivo dello 0,6% nell’arco del triennio.

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha definito il risultato “molto significativo”, sottolineando come l’intesa permetterà all’Italia di destinare circa 14 miliardi di euro in tre anni al sostegno delle famiglie più vulnerabili e delle imprese maggiormente esposte ai rincari energetici. Anche il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha accolto positivamente la decisione, evidenziando come le proposte avanzate da Roma siano state recepite dalle istituzioni europee.

Secondo il commissario europeo all’Economia Valdis Dombrovskis, la misura rappresenta una risposta limitata ma mirata alle conseguenze della crisi energetica. Bruxelles ritiene probabile che l’Italia ricorra a questo nuovo margine di flessibilità, considerato l’interesse mostrato dal governo durante il negoziato.

Nella stessa giornata, l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse) ha pubblicato nuove stime che evidenziano l’impatto negativo del recente aumento dei prezzi dell’energia sull’economia italiana. L’organizzazione prevede una crescita del Pil pari allo 0,5% nel 2026 e allo 0,6% nel 2027, avvertendo che l’inflazione energetica rischia di erodere i progressi registrati negli ultimi mesi sul fronte dei salari reali. Le prospettive economiche restano inoltre condizionate dall’evoluzione delle tensioni in Medio Oriente, data la forte dipendenza italiana dalle importazioni di combustibili fossili e il peso dell’industria esportatrice.

Pur concedendo maggiore flessibilità, la Commissione europea invita l’Italia a mantenere una gestione prudente della finanza pubblica e a limitare gli interventi contro il caro energia a strumenti temporanei e mirati. Bruxelles mette inoltre in guardia rispetto a eventuali riduzioni generalizzate delle accise sui carburanti, ritenute costose per i bilanci pubblici e poco efficaci sotto il profilo economico e sociale.

Le raccomandazioni rivolte a Roma comprendono il rispetto del percorso di riduzione del deficit, l’accelerazione nell’attuazione del Pnrr e dei fondi di coesione, il sostegno agli investimenti in ricerca e innovazione, il rafforzamento della pubblica amministrazione e della giustizia, l’avanzamento della transizione energetica e il miglioramento delle politiche relative al lavoro, alla sanità e all’inclusione sociale.

Nel complesso, il giudizio dell’esecutivo europeo appare meno critico rispetto agli anni precedenti. Bruxelles riconosce i progressi realizzati nella gestione dei conti pubblici e valuta positivamente l’attuazione degli impegni assunti dall’Italia. Il Paese resta tuttavia tra quelli sottoposti alla procedura per deficit eccessivo.

Particolarmente severo il capitolo dedicato alla fiscalità. La Commissione osserva che il carico tributario continua a gravare in misura rilevante sul lavoro, mentre persistono livelli elevati di evasione fiscale e complessità amministrativa. Vengono inoltre segnalati il crescente ricorso a regimi di tassazione agevolata e il rischio che alcune misure assimilabili a sanatorie possano indebolire il rispetto degli obblighi fiscali. Bruxelles rinnova anche la richiesta di aggiornare i valori catastali e di ridurre le agevolazioni fiscali e i sussidi considerati dannosi per l’ambiente.

Sul versante sociale, infine, la Commissione richiama l’attenzione sull’aumento della povertà assoluta, che coinvolge l’8,4% delle famiglie italiane e il 13,8% dei minori, livelli definiti particolarmente elevati nel contesto recente.

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