di Lana Blanc

Israele e Libano hanno annunciato un accordo di cessate il fuoco subordinato a condizioni. Al termine di due giorni di colloqui a Washington, i due Paesi hanno legato l’attuazione della tregua alla cessazione totale degli attacchi da parte di Hezbollah e al ritiro dei suoi combattenti dall’area a sud del fiume Litani

La quarta sessione di colloqui a Washington tra delegazioni israeliane e libanesi si è conclusa mercoledì 3 giugno con l’annuncio di una nuova tregua condizionata tra i due Paesi. «Al termine dei negoziati condotti sotto l’egida degli Stati Uniti, Israele e Libano hanno concordato l’attuazione di un cessate il fuoco», si legge in una dichiarazione congiunta delle tre parti.
Accordo di cessate il fuoco condizionato e “zone pilota” nel sud del Libano
L’intesa sarà subordinata all’“arresto totale degli attacchi di Hezbollah” e al ritiro dei suoi combattenti dall’area a sud del fiume Litani, a circa trenta chilometri dal confine con lo Stato ebraico. «Tutti i Paesi hanno ribadito che il futuro delle relazioni tra Israele e Libano deve essere deciso dai rispettivi governi sovrani, respingendo ogni tentativo, da parte di Stati o attori non statali, di influenzarne l’esito», prosegue il testo, in un riferimento implicito all’Iran, accusato di sostenere Hezbollah.
Le parti hanno inoltre concordato di accelerare la creazione di “zone pilota”, nelle quali le Forze armate libanesi eserciteranno un controllo esclusivo del territorio, senza la presenza di attori non statali. Secondo la dichiarazione, queste misure dovrebbero favorire un percorso verso un accordo più ampio di pace e sicurezza.
Nuovi colloqui Israele-Libano
Israele e Libano, che non intrattengono relazioni diplomatiche, hanno concordato di proseguire il dialogo con una nuova sessione di negoziati prevista per la settimana del 22 giugno, con l’obiettivo di arrivare a un “accordo globale”. La nuova fase si inserisce in un contesto ancora instabile: il cessate il fuoco in vigore dalla metà di aprile è stato più volte violato e l’intensificarsi delle operazioni militari israeliane ha aumentato il rischio di un’escalation regionale. Restano inoltre elevate le tensioni diplomatiche, in particolare nel rapporto tra Stati Uniti e Iran.
Le tensioni restano elevate anche sul piano diplomatico internazionale, in particolare nel rapporto tra Stati Uniti e Iran, che continua a influenzare indirettamente la dinamica del conflitto. In questo quadro, la ripresa dei negoziati viene presentata come un tentativo di mantenere aperto un canale di comunicazione, nonostante le profonde divergenze tra le parti.
Escalation militare tra Israele e Libano
Le ostilità tra Israele e Hezbollah continuano a intensificarsi con nuovi attacchi incrociati. Il movimento filo-iraniano ha rivendicato il lancio di razzi contro militari israeliani nel nord di Israele e, nelle prime ore di giovedì, ha dichiarato di aver colpito con due droni un posto di comando nei pressi del castello di Chqif, nel sud del Libano. In precedenza, diversi bombardamenti israeliani avevano colpito varie aree del Paese.
Secondo l’agenzia libanese NNA, un raid ha colpito Khaldé, alle porte di Beirut, mentre altri attacchi nel sud hanno causato la morte di un soldato e il ferimento di due militari. Nella regione di Tiro sono stati uccisi quattro siriani e due palestinesi. Un’ambulanza è stata inoltre colpita direttamente, provocando la morte di due soccorritori e il grave ferimento di un terzo, secondo il ministero della Salute libanese. Nella notte tra mercoledì e giovedì, un ulteriore raid a Zibdine, nel distretto di Nabatiyé, ha ucciso un altro operatore di soccorso, portando a oltre 130 il numero di operatori sanitari uccisi dall’inizio del conflitto. Sul piano del bilancio complessivo, le autorità libanesi riferiscono di almeno 3.516 morti dal 2 marzo e oltre un milione di sfollati, mentre sul lato israeliano risultano uccisi 26 soldati e un contractor civile sul territorio libanese.
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