di Ennio Bassi
Una frangia dei supporter di estrema destra del presidente che ha sempre fatto quadrato intorno a lui ora prende le distanze
La galassia Maga prende sempre più le distanza dal presidente Donald Trump, tanto che una parte consistente dei suoi ex supporter ha cominciato a mettere in discussione l’ attentato subito dal tycoon a Butler, in Pennsylvania nel 2024 durante la campagna elettorale.
Negli ambienti più radicali della destra americana si sta infatti diffondendo una nuova teoria del complotto secondo cui l’attacco sarebbe stato una messinscena orchestrata dallo stesso Trump per rafforzare la propria immagine politica e consolidare il consenso elettorale. A rilanciare l’ipotesi sono stati alcuni influencer e commentatori tradizionalmente vicini all’ex presidente, segno di un malessere crescente all’interno della sua stessa base.
Tra le voci più discusse c’è quella del podcaster Tim Dillon, che ha definito pubblicamente l’episodio “una farsa”, sostenendo che Trump avrebbe potuto utilizzare quell’evento per dimostrare agli americani quanto fosse disposto a sacrificarsi per il Paese. I sospetti, in realtà, circolavano già da mesi. Già in autunno il giornalista Tucker Carlson aveva insinuato dubbi sul ruolo dell’FBI nella gestione delle indagini, accusando l’agenzia federale di aver nascosto elementi chiave della vicenda.
Ora però il clima appare diverso: le critiche interne alla galassia Maga, alimentate anche dalle tensioni sulla politica estera e dalla guerra con l’Iran, stanno trasformando una frangia marginale in un sintomo politico più ampio. E per la prima volta, una parte del movimento nato per difendere Trump sembra iniziare a dubitare persino del suo racconto.
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