di Corinna Pindaro
Tensione alle stelle tra Stati Uniti e Iran: attacchi nel Golfo, petrolio in rialzo e negoziati a rischio mentre Trump minaccia nuove azioni
Resta altissima la tensione nel Golfo Persico mentre lo scontro tra Donald Trump e la leadership iraniana entra in una nuova fase critica.
Nelle ultime ore, Teheran ha attaccato con droni alcune navi militari statunitensi nel Golfo dell’Oman, in risposta al sequestro da parte di Washington di una nave cargo legata all’Iran.
Un’azione che l’Iran ha definito una “aggressione” e una violazione della tregua, facendo precipitare ulteriormente il clima proprio alla vigilia di nuovi negoziati.
Negoziati in bilico e minacce incrociate
Sul fronte diplomatico, tutto resta incerto. Una delegazione americana guidata dal vicepresidente JD Vance è attesa a Islamabad per un nuovo round di colloqui, ma Teheran non ha ancora confermato la partecipazione.
Da Washington arrivano segnali contrastanti. Trump si dice fiducioso su un accordo imminente, ma allo stesso tempo rilancia minacce pesantissime: in caso di mancata firma, gli Stati Uniti sarebbero pronti a colpire infrastrutture strategiche iraniane.
Dal lato opposto, il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ribadisce la linea dura: l’Iran non cederà alle pressioni e denuncia segnali “contraddittori” da parte americana.
Hormuz e blocco navale: il nodo centrale
Al centro dello scontro resta lo Stretto di Hormuz, snodo chiave per il commercio globale di energia. Trump ha chiarito che il blocco dei porti iraniani resterà in vigore fino a un accordo, sostenendo che le sanzioni stanno causando perdite per centinaia di milioni di dollari al giorno a Teheran.
Una posizione che l’Iran considera illegittima e che, secondo il ministro degli Esteri Abbas Araghchi, rappresenta un grave ostacolo al processo diplomatico.
Mercati in tensione: petrolio in rialzo
Le nuove tensioni si riflettono immediatamente sui mercati. Il prezzo del petrolio è tornato a salire bruscamente, alimentato dai timori di interruzioni nelle forniture energetiche globali.
Lo Stretto di Hormuz, attraverso cui passa una quota significativa del petrolio mondiale, resta infatti uno dei punti più sensibili dell’equilibrio economico internazionale.
Spiragli di dialogo, ma la crisi resta fragile
Nonostante il clima teso, alcuni attori internazionali continuano a lavorare per una de-escalation. Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha parlato di una situazione ancora critica ma non priva di speranza.
Anche Paesi come Qatar, Oman ed Egitto stanno cercando di mantenere aperti i canali diplomatici, mentre il Pakistan resta il principale mediatore tra le parti.
Tuttavia, tra attacchi militari, minacce e diffidenza reciproca, il rischio che i negoziati saltino resta concreto. E con esso, la possibilità di una nuova escalation nel cuore energetico del mondo.
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