di Corinna Pindaro
Elezioni anticipate in Bulgaria: Radev avanti negli exit poll, crollano i conservatori. Parlamento frammentato e timori Ue per possibili aperture alla Russia
I cittadini della Bulgaria sono tornati alle urne per le ottave elezioni anticipate in cinque anni, simbolo di una crisi politica ormai strutturale.
Un’instabilità cronica legata soprattutto a un Parlamento estremamente frammentato, che negli ultimi anni ha reso difficile la formazione di governi duraturi.
Secondo i primi exit poll diffusi alla chiusura dei seggi, il nuovo partito “Bulgaria Progressista”, guidato dall’ex presidente Rumen Radev, sarebbe nettamente in testa con il 38,9% dei voti. Un risultato che, se confermato, segnerebbe un cambio di fase nel panorama politico del Paese.
Crollo dei conservatori e sorpresa socialisti
Il dato più evidente è la pesante battuta d’arresto per il partito conservatore Gerb, guidato da Boyko Borissov, che si fermerebbe al 15,4%. Un risultato molto distante dai livelli che avevano consentito a Borissov di governare la Bulgaria per quasi un decennio.
A sorpresa, invece, i socialisti del Bsp riuscirebbero a superare di misura la soglia di sbarramento del 4%, entrando in Parlamento con il 4,1%. Un risultato che ribalta le previsioni della vigilia e contribuisce a rendere ancora più complessa la composizione della futura assemblea.
Parlamento frammentato e incognita governo
Per i 240 seggi dell’Assemblea unicamerale di Sofia si sono presentati 24 partiti e coalizioni, ma solo cinque — secondo i sondaggi — riuscirebbero a entrare in Parlamento. Un quadro che lascia presagire nuove difficoltà nella formazione di una maggioranza stabile.
La Bulgaria arriva a queste elezioni dopo anni di governi fragili e coalizioni instabili, con esecutivi spesso incapaci di durare nel tempo. Il voto, dunque, rappresenta un passaggio cruciale per capire se il Paese riuscirà finalmente a uscire da questa impasse politica.
La scommessa di Radev: stabilità e lotta allo “stato mafioso”
Dopo aver chiuso anticipatamente il suo secondo mandato presidenziale, Radev ha scelto di scendere direttamente in campo con un proprio progetto politico, promettendo di porre fine all’instabilità e di combattere quello che definisce uno “stato mafioso” radicato nel Paese.
La sua proposta politica punta a intercettare il malcontento diffuso in uno degli Stati economicamente più fragili dell’Unione europea, dove la sfiducia verso le istituzioni è cresciuta negli ultimi anni.
I timori dell’Europa e il fattore Russia
L’ascesa di Radev viene osservata con attenzione anche a Bruxelles. Tra le principali preoccupazioni c’è il rischio di un possibile riavvicinamento a Russia, che potrebbe riaprire un fronte geopolitico delicato all’interno dell’Unione europea.
Dopo la recente sconfitta politica di leader come Viktor Orbán sullo scenario europeo, un eventuale cambio di orientamento della Bulgaria potrebbe rappresentare un nuovo elemento di tensione nel già complesso equilibrio del continente.
Un voto decisivo, ma non risolutivo
Il risultato elettorale potrebbe segnare una svolta, ma difficilmente basterà da solo a garantire stabilità. La frammentazione politica resta il vero nodo, e il rischio è che anche questa tornata elettorale si traduca in nuove trattative lunghe e complesse per la formazione di un governo.
La Bulgaria si trova così ancora una volta davanti a un bivio: riuscire a uscire dal ciclo di instabilità o rimanere intrappolata in una crisi politica che dura ormai da anni.
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